"Non vogliamo foto in posa!"... ma è davvero così? Perché nel mio contratto c'è una clausola speciale
Quante volte, durante il primo appuntamento in studio, mi sento dire dagli sposi:
"Noi odiamo le foto in posa! Vogliamo solo reportage, scatti spontanei, zero costrizioni!"
È una richiesta che da fotografa amante dei momenti veri, delle risate improvvise e degli sguardi rubati, accolgo sempre con grandissimo entusiasmo.
Tuttavia, l'esperienza mi ha insegnato una lezione importante: spesso quello che pensiamo di volere prima del matrimonio non coincide del tutto con quello che desideriamo rivedere dopo.
Diciamolo chiaramente: io odio le foto in posa.
Odio i sorrisi di plastica a comando, le persone messe in fila come figurine, gli sguardi finti verso l'obiettivo e tutte quelle "foto di squadra" dove la gioia di un giorno unico viene congelata in una posa rigida e innaturale.
Quando una coppia viene nel mio studio e mi dice: "Vogliamo solo scatti spontanei, niente foto in posa!", io sorrido, perché so che stiamo parlando la stessa lingua. Ma l'esperienza mi ha insegnato che bisogna stare molto attenti alle parole.
La mia fotografia è una narrazione visiva
Per me, la fotografia di matrimonio non è una sequenza di scatti isolati. La mia fotografia è una narrazione visiva, è una storia che ha un inizio e una fine.
È un racconto fatto di attesa nei preparativi, di emozione all'ingresso, di risate spontanee durante la festa e di sguardi complici a fine serata. Se durante questo racconto mi fermassi a mettere le persone in posa rigida o a fare "foto da squadra", la magia si interromperebbe e il filo di quella storia si spezzerebbe.
Il paradosso del "non vogliamo pose"
In passato mi è capitato un paradosso strano: coppie che a parole mi chiedevano un reportage al 100% naturale, ma che poi — una volta consegnato l'album — cercavano con lo sguardo la classica foto rigida, quella con tutti in fila a guardare l'obiettivo.
Per me, trovarmi di fronte a quella richiesta era una nota stonata. La mia fotografia vive di abbracci veri, sguardi rubati, risate improvvise e lacrime di gioia. Se passo il tempo a mettere in riga le persone, perdo l'attimo irripetibile che sta accadendo a un metro da me.
La clausola nel contratto: se le volete, dovete chiedermelo (e dirmi con chi)
Per evitare qualsiasi fraintendimento e tutelare la mia identità artistica, ho deciso di inserire una clausola ben precisa nel mio contratto.
Il concetto è semplice e trasparente: il mio servizio di base è al 100% reportage e spontaneità. Se gli sposi desiderano delle foto in posa o scatti specifici con l'obiettivo puntato, devono dirmelo espressamente prima e specificare esattamente con chi le vogliono.
In questo modo:
Responsabilità e consapevolezza: Gli sposi riflettono bene su cosa desiderano davvero e lo mettono nero su bianco.
Nessuna sorpresa finale: Non ci saranno rimpianti né richieste per foto in posa mai concordate.
Totale libertà d'azione: Il giorno del matrimonio posso concentrarmi a raccontare la storia vera, sapendo che sto rispettando esattamente i patti presi.
Scegliere un fotografo significa sceglierne l'anima
Se cercate un fotografo che vi metta continuamente in posa e faccia le classiche foto di squadra con tutti rigidi a comando, io non sono la fotografa giusta per voi. E lo dico con il massimo rispetto.
Se invece volete una vera storia visiva, dall'inizio alla fine, che vi restituisca l'emozione e la bellezza reale del vostro matrimonio — con tutti gli sguardi sinceri e le risate di pancia —, allora siamo fatti l'una per gli altri.
Perché la vita vera non si mette in posa. E i racconti più belli sono quelli che non vi accorgete neanche di costruire.